Pubblicato il Maggio 21, 2024

La vera domanda sulla guida autonoma in Italia non è “quando”, ma “come”, dato che la tecnologia è già più avanti della nostra capacità di integrarla legalmente e strutturalmente.

  • La responsabilità legale in caso di incidente è il nodo cruciale, che richiede una transizione dalla “colpa del conducente” alla “responsabilità da prodotto difettoso”.
  • Esiste un’enorme differenza tra i sistemi di assistenza (Livello 2 come Tesla Autopilot) e la vera autonomia (Livello 4+), che il pubblico spesso confonde.
  • L’abilitazione della guida autonoma non dipende solo dall’auto, ma dalla creazione di un ecosistema di infrastrutture connesse (smart road) e servizi urbani integrati.

Raccomandazione: Invece di attendere una data specifica, è più utile comprendere che la transizione sarà un’evoluzione graduale del nostro intero ecosistema giuridico, assicurativo e urbano.

L’immagine di un passeggero che legge tranquillamente un libro mentre la sua auto sfreccia in autostrada appartiene ancora all’immaginario della fantascienza per la maggior parte degli italiani. Eppure, la tecnologia avanza a un ritmo vertiginoso, portando sul mercato veicoli sempre più intelligenti. Molti si concentrano sulla discussione classica dei livelli di autonomia SAE, dal Livello 0 al 5, o citano i progressi di aziende come Tesla, credendo che il traguardo sia solo una questione di tempo e di perfezionamento degli algoritmi. Questa visione, però, è parziale e rischia di essere fuorviante.

Il vero collo di bottiglia non è più soltanto tecnologico, ma risiede in un complesso ecosistema che circonda il veicolo stesso. La domanda fondamentale, quindi, non è più “quando avremo la tecnologia?”, ma piuttosto “quando il nostro sistema giuridico, assicurativo e infrastrutturale sarà pronto ad accoglierla?”. E se la vera rivoluzione non fosse nell’auto stessa, ma nel modo in cui le nostre città, le nostre leggi e le nostre abitudini dovranno trasformarsi per renderla possibile e sicura? Questo articolo si propone di andare oltre l’hype, analizzando gli ostacoli concreti e le trasformazioni necessarie per vedere le auto a guida autonoma circolare legalmente sulle strade italiane.

Per chi preferisce un’immersione visiva, il video seguente mostra un esempio concreto di taxi a guida autonoma di Livello 4 già operativo in Cina, offrendo una prospettiva tangibile di dove la tecnologia può arrivare quando l’ecosistema normativo e urbano lo consente.

Per comprendere appieno le sfide e le opportunità, è essenziale analizzare ogni aspetto di questa complessa transizione. Questo articolo esplora in dettaglio le differenze tecnologiche, i nodi giuridici, le scadenze normative e l’impatto trasformativo che la guida autonoma avrà sulla nostra vita quotidiana e sulle nostre città.

Guida assistita o autonoma: qual è la differenza reale tra una Tesla e un robotaxi?

La confusione tra guida assistita e guida autonoma è uno dei principali ostacoli alla comprensione del fenomeno. Un sistema come il Full Self-Driving (FSD) di Tesla, nonostante il nome ambizioso, è attualmente classificato come Livello 2 SAE. Ciò significa che il veicolo può gestire sterzo, accelerazione e frenata in determinate circostanze, ma richiede la supervisione costante e attiva del conducente. Legalmente, la responsabilità in caso di incidente ricade al 100% su chi siede al posto di guida. Anche se la tecnologia sembra avanzata, il guidatore non può distrarsi, leggere o staccare le mani dal volante per periodi prolungati.

Un robotaxi come quelli sviluppati da Waymo, invece, opera a Livello 4 SAE. In questo caso, il veicolo è in grado di gestire tutte le funzioni di guida in un’area geografica predefinita (geofencing) e in determinate condizioni meteorologiche, senza alcuna necessità di intervento umano. Volante e pedali possono anche non essere presenti. La responsabilità legale si sposta interamente sull’azienda che fornisce il servizio. In Italia, siamo ancora nella fase di sperimentazione: un esempio è il progetto guidato da Maserati e Autostrade per l’Italia, che ha condotto test su un tratto della A26, dimostrando l’interesse nazionale a esplorare queste tecnologie in un contesto reale ma controllato.

Confronto tra i livelli di guida autonoma: Tesla vs Robotaxi
Caratteristica Tesla con FSD (Livello 2) Robotaxi Waymo (Livello 4)
Attenzione richiesta Costante Nessuna
Responsabilità legale 100% conducente 100% azienda
Presenza volante/pedali Obbligatoria Non necessaria
Dove opera Ovunque con supervisore Aree geografiche delimitate

Questa distinzione è fondamentale: mentre i sistemi di Livello 2 sono già diffusi e migliorano la sicurezza, non cambiano il paradigma legale della guida. La vera rivoluzione, quella dei Livelli 4 e 5, richiede una completa riscrittura delle regole.

Chi paga se l’auto autonoma investe un pedone: il proprietario o il costruttore software?

Questa è la domanda da un milione di euro che frena l’adozione su larga scala della guida autonoma di Livello 4 e 5. Attualmente, il quadro giuridico italiano, basato sull’articolo 2054 del Codice Civile, presume una responsabilità del conducente per i danni prodotti dalla circolazione del veicolo. Questo principio funziona per i veicoli fino al Livello 2 (e con molte ambiguità per il Livello 3), dove il guidatore ha l’obbligo di supervisionare il sistema. Ma cosa succede quando non c’è più un “conducente” a cui attribuire la colpa?

Il dibattito giuridico è aperto e si muove verso un cambio di paradigma. Come evidenziato da diverse analisi normative, per i livelli di autonomia 4 e 5 il dibattito giuridico è ancora aperto, con una tendenza a spostare il focus. L’ipotesi più accreditata è la transizione da una “responsabilità del conducente” a una “responsabilità da prodotto difettoso“. In questo scenario, in caso di incidente causato da un errore del software, a rispondere non sarebbe il proprietario del veicolo, ma il costruttore dell’auto, lo sviluppatore del software o persino il fornitore dei dati (es. mappe non aggiornate).

L’articolo 2054 del Codice Civile verrebbe reinterpretato passando da una ‘responsabilità del conducente’ a una ‘responsabilità da prodotto difettoso’ che chiamerebbe in causa il costruttore.

– Analisi giuridica LexTech Hub, Self-driving cars: il quadro giuridico attuale in Italia e in Europa

Questa evoluzione richiede non solo nuove leggi, ma anche nuovi modelli assicurativi, in grado di coprire rischi tecnologici complessi e di gestire contenziosi tra grandi aziende tech e case automobilistiche. Fino a quando questo quadro non sarà definito in modo chiaro, l’incertezza legale rimarrà il freno a mano tirato della guida completamente autonoma in Italia.

Quando il codice della strada permetterà di togliere le mani dal volante in autostrada?

La risposta è: in parte, è già possibile, ma con limiti molto stringenti. La tecnologia per la guida “hands-free” in autostrada esiste ed è stata omologata. Un esempio è il sistema BlueCruise di Ford, approvato per l’uso su specifici tratti autostradali in alcuni paesi europei. Secondo le direttive comunitarie, dal 2024 sono abilitati circa 133.000 km di autostrade europee per questa funzionalità, ma l’Italia sta procedendo con cautela nell’adeguare il proprio Codice della Strada.

Un passo ancora più significativo è stato compiuto da Mercedes con il suo Drive Pilot, il primo sistema di Livello 3 omologato in Europa. Quando attivo (in condizioni specifiche, come traffico intenso e velocità inferiori ai 60 km/h, poi esteso a 130 km/h in Germania), il sistema assume la piena responsabilità della guida. Se avviene un incidente mentre il Drive Pilot è attivo, a rispondere è Mercedes, non il conducente. Questo rappresenta un precedente legale e tecnologico fondamentale.

Vista aerea di un tratto autostradale italiano modernizzato con infrastrutture smart road e segnaletica digitale

Tuttavia, l’omologazione di un sistema non ne implica l’utilizzo libero. Il Codice della Strada italiano impone ancora al conducente di mantenere sempre il controllo del veicolo. Per consentire la guida senza mani su larga scala, sarà necessaria una modifica legislativa che recepisca le normative internazionali e definisca chiaramente i tratti di strada abilitati (le cosiddette “smart road”), le condizioni operative e le responsabilità. Fino ad allora, anche i sistemi più avanzati rimarranno legalmente confinati al ruolo di “assistenti” molto evoluti.

Come le auto che si parcheggiano da sole libereranno spazio nei centri urbani?

L’impatto più rivoluzionario della guida autonoma potrebbe non essere il tempo guadagnato in autostrada, ma lo spazio liberato nelle nostre città. Attualmente, le automobili private rappresentano un’enorme inefficienza spaziale. Dati europei indicano che in media, oltre il 95% del tempo le auto restano ferme, occupando prezioso suolo pubblico per un utilizzo medio di soli 70 minuti al giorno. I sistemi di parcheggio autonomo, uniti a modelli di sharing, possono scardinare questo paradigma.

Immaginiamo uno scenario futuro: un’auto condivisa a guida autonoma ci lascia davanti all’ufficio e, invece di cercare un parcheggio per ore, si dirige da sola verso un’area di sosta designata in periferia, ottimizzando lo spazio e restando pronta per la chiamata successiva. Questo ridurrebbe drasticamente la necessità di parcheggi su strada nei centri storici, liberando aree che potrebbero essere riconvertite in zone pedonali, parchi o piste ciclabili. È la visione alla base di progetti come la sperimentazione di car sharing autonomo a Brescia, una delle prime in Europa. Qui, una Fiat 500 elettrica modificata dal Politecnico di Milano è in grado di raggiungere il cliente, essere utilizzata e poi parcheggiarsi autonomamente, massimizzando l’efficienza.

Studio di caso: Car sharing autonomo a Brescia

Nel 2025, la città di Brescia, in collaborazione con A2A e il Politecnico di Milano, ha avviato la prima sperimentazione europea di un servizio di car sharing con veicoli a guida autonoma. Una Fiat 500e, equipaggiata con sensori e software avanzati, può essere prenotata tramite app, raggiungere l’utente in autonomia, e al termine della corsa, dirigersi da sola verso un’area di ricarica o un parcheggio ottimizzato, senza richiedere al cliente di cercare posto. Questo modello non solo migliora l’esperienza utente, ma dimostra il potenziale di ridurre il numero di veicoli in circolazione e la domanda di parcheggi centrali.

Il parcheggio autonomo non è solo una comodità, ma una tecnologia chiave per la riprogettazione urbana. Meno auto ferme significano città più vivibili, meno traffico generato dalla ricerca di parcheggio (che si stima rappresenti fino al 30% del traffico urbano) e un uso più intelligente delle risorse.

Perché l’auto deve decidere chi salvare in un incidente inevitabile e come viene programmata?

Il “dilemma del tramway”, in cui un’auto deve scegliere se sacrificare i propri occupanti o un gruppo di pedoni, è un classico dibattito etico che affascina e spaventa. Tuttavia, nella realtà della programmazione dei veicoli autonomi, l’approccio è molto più pragmatico e meno filosofico. I costruttori e i legislatori non stanno cercando di programmare complesse scelte morali, ma di definire gerarchie di priorità basate su principi di minimizzazione del danno e rispetto delle regole.

Come sottolineato dalle linee guida della Commissione Europea, la tendenza non è quella di creare algoritmi che decidono “chi vive e chi muore”, ma di sviluppare sistemi che perseguono il “minimo danno possibile” nel rigoroso rispetto del Codice della Strada. In una situazione critica, la priorità assoluta dell’auto non sarà valutare il “valore” delle vite, ma eseguire una sequenza di azioni predefinite: frenare al massimo, cercare di mantenere la propria corsia per evitare reazioni a catena imprevedibili e, se l’impatto è inevitabile, scegliere la traiettoria che statisticamente produce il minor danno complessivo.

Questo approccio sposta il problema da un dilemma morale a una sfida ingegneristica e legale. La programmazione etica si traduce in una serie di regole chiare e verificabili, che possono essere analizzate e validate. L’obiettivo è creare un comportamento prevedibile e sicuro, non un giudice computerizzato.

Checklist: Principi di programmazione etica per veicoli autonomi

  1. Minimizzazione del danno: L’algoritmo deve sempre dare priorità all’azione che, secondo le previsioni, causerà il minor danno fisico ed materiale complessivo.
  2. Rispetto del Codice: L’auto deve rispettare il Codice della Strada vigente in ogni sua azione, evitando manovre illegali anche se sembrano ridurre un danno.
  3. Protezione degli occupanti: Entro i limiti imposti dalla legge e dal principio di minimizzazione del danno, il sistema deve agire per proteggere la sicurezza di chi è a bordo.
  4. Prevedibilità della manovra: In caso di emergenza, l’azione predefinita è la frenata massima mantenendo la traiettoria, per evitare di creare ulteriori pericoli.
  5. Registrazione dei dati (EDR): Ogni decisione e parametro nei secondi precedenti un incidente deve essere registrato per consentire un’analisi post-evento e determinare le responsabilità.

La vera sfida etica, quindi, non è nell’incidente singolo, ma nella definizione a monte di queste regole da parte della società, dei legislatori e dei costruttori.

Perché l’onda verde gestita dall’IA ridurrà il tempo del tuo tragitto del 20%?

La guida autonoma non è solo una questione di veicoli intelligenti, ma di infrastrutture intelligenti. Uno dei benefici più immediati della connessione tra veicoli e rete urbana (V2I – Vehicle-to-Infrastructure) è l’ottimizzazione dei flussi di traffico. L’intelligenza artificiale può analizzare in tempo reale i dati provenienti da migliaia di auto, sensori stradali e semafori per creare una “onda verde” dinamica, sincronizzando i semafori per minimizzare le fermate e gli ingorghi.

Secondo proiezioni di esperti del settore, una gestione intelligente del traffico potrebbe portare a una riduzione del tempo di percorrenza urbano fino al 20%. Questo non solo si traduce in un risparmio di tempo per i cittadini, ma anche in una significativa riduzione dei consumi di carburante e delle emissioni inquinanti, poiché si evitano le continue fasi di arresto e ripartenza, particolarmente inefficienti. L’impatto è ancora maggiore quando le auto stesse comunicano tra loro (V2V – Vehicle-to-Vehicle), anticipando le frenate e mantenendo distanze di sicurezza ottimali per creare un flusso di traffico fluido e compatto, quasi come un unico “treno” di veicoli.

Studio di caso: La Smart Control Room di Bologna

Bologna si è già dotata di una “smart control room” per la gestione centralizzata del traffico. Questo sistema raccoglie dati in tempo reale da sensori e telecamere sparse per la città, utilizzando algoritmi predittivi per ottimizzare i flussi. Il sistema è in grado di anticipare la formazione di ingorghi con circa 30 minuti di preavviso e di intervenire preventivamente, ad esempio modificando i tempi dei semafori o suggerendo percorsi alternativi tramite pannelli a messaggio variabile. Questo approccio proattivo è il primo passo verso un’infrastruttura urbana pronta a dialogare con i veicoli autonomi del futuro.

L’onda verde gestita dall’IA è un esempio perfetto di come i maggiori benefici della guida autonoma derivino dall’interazione sinergica tra veicolo e città, trasformando il caotico traffico odierno in un sistema di mobilità coordinato ed efficiente.

Da quando la “scatola nera” e il limitatore di velocità sono obbligatori sulle auto nuove?

Prima ancora di arrivare alla piena autonomia, la legislazione europea ha già introdotto strumenti tecnologici obbligatori per aumentare la sicurezza e preparare il terreno per i veicoli del futuro. Si tratta del Regolamento UE 2019/2144, che ha reso mandatori due sistemi chiave: l’ISA (Intelligent Speed Assistance) e l’EDR (Event Data Recorder), comunemente noto come “scatola nera”.

L’obbligo è entrato in vigore in due fasi: secondo quanto stabilito dalla normativa, l’installazione è diventata obbligatoria dal luglio 2022 per i veicoli di nuova omologazione e dal luglio 2024 per tutte le auto di prima immatricolazione. Questo significa che, di fatto, oggi tutte le auto nuove vendute in Italia sono dotate di questi sistemi. L’ISA è un limitatore di velocità “intelligente” che, tramite telecamere e dati GPS, riconosce i limiti di velocità e avvisa il conducente (con un segnale acustico, visivo o una leggera spinta contraria sul pedale) se li sta superando. Il conducente può comunque ignorare l’avviso e mantenere una velocità superiore.

L’EDR, o scatola nera, è un dispositivo che registra una serie di parametri del veicolo (velocità, frenata, angolo del volante, attivazione degli airbag) nei 30 secondi precedenti e nei 5 secondi successivi a un incidente. I dati sono anonimi, non registrano conversazioni e possono essere letti solo dalle autorità o su mandato di un giudice per ricostruire la dinamica di un sinistro. Questi sistemi non solo migliorano la sicurezza oggi, ma forniscono anche una mole enorme di dati preziosi per sviluppare e validare gli algoritmi di guida autonoma di domani, oltre a essere uno strumento fondamentale per dirimere le questioni di responsabilità.

Da ricordare

  • La responsabilità legale in caso di incidente è il principale ostacolo normativo, e si sta evolvendo verso un modello di “responsabilità da prodotto”.
  • I sistemi attuali come Tesla Autopilot (Livello 2) richiedono supervisione costante, a differenza della vera autonomia (Livello 4+) dove la responsabilità è del costruttore.
  • La transizione non riguarda solo le auto, ma richiede infrastrutture connesse (smart road) e una riorganizzazione urbana per massimizzare i benefici.

Come la tecnologia urbana connessa migliorerà la vita quotidiana dei cittadini?

La guida autonoma è solo un pezzo del puzzle di una trasformazione più ampia: la smart city. L’integrazione di veicoli connessi, infrastrutture intelligenti e servizi digitali promette di migliorare drasticamente la qualità della vita urbana. I benefici andranno ben oltre il semplice comfort di non dover guidare. Pensiamo, ad esempio, alla gestione del parcheggio: app integrate nel cruscotto dell’auto potranno non solo trovare un posto libero, ma anche prenotarlo e pagarlo automaticamente, eliminando lo stress e il tempo perso.

Un altro ambito cruciale è la sicurezza. Grazie alla comunicazione V2X (Vehicle-to-Everything), un’ambulanza potrà segnalare la sua presenza ai veicoli circostanti con 30 secondi di anticipo rispetto alle sirene, permettendo loro di accostare in sicurezza e liberare la strada. In parallelo, l’ottimizzazione dei flussi di traffico non solo ridurrà i tempi di percorrenza, ma porterà a una riduzione stimata del 25% delle emissioni nei centri urbani. Infine, la tecnologia aprirà nuove frontiere di accessibilità, con servizi di mobilità on-demand che potranno garantire autonomia di spostamento ad anziani e persone con disabilità.

Un modello che integra tutti questi aspetti è il MaaS (Mobility as a Service). Progetti come quello in fase di sviluppo a Roma mirano a creare un sistema unificato in cui un cittadino, con un unico abbonamento mensile, possa pianificare, prenotare e pagare un intero percorso multimodale, ad esempio combinando un tratto in metropolitana con l’ultimo miglio percorso su un’auto condivisa a guida autonoma. Questo approccio integrato potrebbe ridurre i tempi di spostamento casa-lavoro fino al 30%, rendendo la mobilità urbana più fluida, sostenibile e accessibile per tutti.

Domande frequenti su ISA e scatola nera

L’ISA frena automaticamente l’auto se supero il limite?

No, il sistema emette solo un avviso acustico/visivo o una leggera contropressione sul pedale. Il conducente può sempre premere con più forza per mantenere la velocità desiderata.

La scatola nera registra sempre tutto quello che faccio?

L’EDR registra solo gli ultimi secondi prima di un evento significativo (frenata brusca, impatto). Non è una registrazione continua di tutto il viaggio.

Posso disattivare questi sistemi?

L’ISA può essere temporaneamente disattivato ad ogni avvio del veicolo, ma si riattiva automaticamente. La scatola nera non può essere disattivata.

La vera promessa della guida autonoma, quindi, non è l’auto che guida da sola, ma la città che funziona meglio per tutti i suoi abitanti.

L’arrivo della guida autonoma sulle strade italiane è un processo evolutivo, non un evento singolo. Rimanere informati sulle sfide legali, tecnologiche e infrastrutturali è il modo migliore per comprendere la reale portata di questa rivoluzione e prepararsi a un futuro della mobilità più sicuro, efficiente e integrato.

Scritto da Valerio Marino, Ingegnere Elettronico e consulente per la Smart Home e la mobilità elettrica. Da 10 anni progetta ecosistemi domotici integrati e soluzioni per l'automazione domestica e aziendale.